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5 modi in cui il tango ha cambiato la mia vita

  • Calliope
  • Sep 24, 2020
  • 5 min read

Updated: Nov 7, 2020

Da quando il tango è entrato nella mia vita, son cambiate molte cose. Ho cambiato casa, città, partner, taglio di capelli. E sono cambiata anch’io. Riflettendo sul peso che questo ballo ha avuto su di me, ho individuato alcuni aspetti interessanti che più di altri hanno innescato un incisivo cambiamento interiore.

1. Ti invita a liberare la mente


Frequentavo i corsi di tango ormai da qualche anno. Andavo a lezione e ancor più spesso alla milonga. Appena possibile, partecipavo a qualche master-class tenuta da importanti maestri internazionali. Con il trascorrere del tempo notavo i progressi, alternati come spesso accade a momenti di sconforto e apparente stagnazione. Ma c’era una domanda alla quale mai nessuno - nemmeno le grandi star di Buenos Aires - è mai riuscito a rispondere. Ricordo chiaramente la volta in cui, durante un seminario, alzai la mano per togliermi quel tarlo che non mi dava pace. “Come faccio a far tacere la mia mente quando ballo?”, chiesi al maestro. “Senza volere, in mezzo a una tanda bellissima, mi ritrovo a pensare al lavoro, a quello che devo fare il giorno dopo, a quella mail che aspetta una risposta… ed è proprio in quel momento che la comunicazione con il partner si interrompe”.


Silenzio. Qualche risatina. Ma è possibile che questo problema ce l’abbia solo io?, pensai. Il professore iniziò a volteggiare elegantemente con le parole, a divagare in elucubrazioni profonde sull’importanza dell’abbraccio e del contatto. Ok. La teoria la so. Ma come applicarla nella pratica?


La vera rivoluzione arrivò quando i casi della vita mi portarono a provare, con forte scetticismo, qualche esercizio di meditazione. E mi resi conto che era esattamente QUELLA la risposta che io cercavo, e che molti eccellenti maestri non erano riusciti a darmi. Imparare a comandare il proprio cervello, metterlo al servizio delle nostre esigenze e non esserne succubi; addestrare la mente a zittirsi, insegnandole a non addentrarsi in vicoli oscuri, in labirinti contorti senza via d’uscita. È stato quello, per me, il grande progresso fatto nel tango. Non i passi, non le figure… bensì chiudere gli occhi e ascoltare.


Da quando ho notato i benefici pratici applicati a un’attività concreta della vita come il ballo, non ho più smesso di prendermi cura della mia mente. Per farle capire che chi comanda, fra le due, sono io.


2. Ti porta ad ascoltare, non solo con le orecchie


Il tango non è questione di quante figure conosci: la vera magia si genera quando si entra in connessione con l’altro. È una sfida che si rinnova a ogni passo, una frequenza che si perde e si ritrova, costantemente. Ed è questo continuo cercarsi - il perdersi e il ritrovarsi - che alimenta quel vortice di magia dal quale si esce, spesso con le farfalle nello stomaco, solo alla fine della tanda. Per entrare in questo stato di trance è indispensabile imparare l’arte dell’ascoltare, e non solo con le orecchie: ascoltare la tensione dei muscoli altrui, quel piede che si muove, percepirne la direzione; ascoltare la musica, un respiro sconosciuto sul collo, la consistenza del pavimento. Si può ascoltare con la pelle, con l’olfatto, con le orecchie. Ma per riuscirci, dobbiamo prima zittirci. E dare spazio al silenzio.


3. Ti insegna a farti rispettare, a porre dei limiti e a dire di “no”


Una delle sfide più delicate che spesso si ritrovano ad affrontare le ragazze sono i rifiuti: bisogna avere classe, nel dire di “no”. Ho sentito amiche e conoscenti confessare di aver ballato quella tanda perché “dai, mi dispiaceva dirgli di no”, perché “siamo amici”, perché “altrimenti la prossima volta non mi invita più”. E ancora: “non vorrei che pensasse che sono una stronza, una di quelle che se la tira”.


È capitato anche a me, è vero. Mi è capitato di esaurire la pazienza in attesa che finisse quella tanda così brutale; mi è capitato di essere presa per mano e portata in pista senza nemmeno aver chiesto il mio consenso; mi è capitato di avere a che fare con uomini che davano per scontata la mia voglia di ballare con loro. Ma cosa glielo ha fatto pensare?!


Spesso si schivano i “no” per evitare le conseguenze; o perché non sempre si riesce a trovare il giusto equilibrio tra ciò che vogliamo dire e come effettivamente lo diciamo; o perché temiamo che il messaggio possa essere mal interpretato. E così è più facile annuire, accettare situazioni che - in tutta onestà - non vogliamo.


Alla fine, però, siamo noi a doverne sopportare le ripercussioni... che nel caso di una tanda sbagliata probabilmente non andranno oltre a una pestata di piede. Ma nella vita, che conseguenze hanno i nostri “sì” troppo generosamente elargiti?


“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, dice Jep Gambardella, il personaggio de "La grande bellezza" magistralmente interpretato da Toni Servillo. E come dargli torto.


Il tango mi ha insegnato proprio questo: a dire di no; a introdurre dei limiti - i miei limiti - non solo nelle relazioni sociali ma anche nell’abbraccio, per fare in modo che il ballo non si riduca a una guida unidirezionale, a un comando, ma sia un dialogo tra due persone che hanno il desiderio di muoversi nella stessa direzione.


4. Ti mostra che ce la puoi fare


Vi è mai successo di uscire dalla milonga talmente frustrati da pensare “non ci andrò mai più”? A me sì. Ricordo chiaramente quella sera… o meglio, quella notte, già che me ne andai dalla festa all’1 del mattino senza aver ballato nemmeno una tanda. Si stavano tutti divertendo, tranne me. La gente sorrideva, chiacchierava, brindava. E si fiondava in pista. In quel periodo non era la prima volta che alla milonga non ballavo, o ballavo molto poco.


Me ne andai piena di complessi, fermamente convinta che sarebbe stato meno mortificante fare dell’altro, guardare un film o andare a teatro. Salii su un taxi arrabbiatissima, e con la promessa di chiudere le scarpe da tango nell’armadio.


Passò qualche settimana. Ripresi a fare lezione e tornai alla milonga. Le cose erano cambiate, soprattutto dentro di me. Quella sera mi divertii e ballai qualche buona tanda: senza accorgermene, era tornato tutto in equilibrio. Rispolverai i tacchi e ripresi a studiare. Oggi, osservando da lontano, vedo chiaramente i progressi fatti, che di sicuro non ci sarebbero mai stati se avessi chiuso la porta e gettato la chiave. Quanti altri progressi si possono fare, con un po’ più di fiducia e determinazione?


5. Insegna a fidarsi e a lasciarsi andare


Ai profani risulta spesso incomprensibile come due perfetti sconosciuti possano stare strettamente abbracciati per 15 minuti... Probabilmente, se non ballassi mi chiederei la stessa cosa! Il punto è che una delle grandi lezioni che offre il tango ha a che fare con la fiducia: non solo la fiducia in sé stessi, bensì quella nei confronti degli altri. Quando si va in pista, non abbiamo la minima idea di cosa proporrà il partner di quella tanda; non conosciamo il suo livello di sensibilità, la consistenza del suo abbraccio, e nemmeno come saprà interpretare e completare i nostri movimenti. Ci fidiamo (magari dopo un veloce studio dei potenziali ballerini presenti alla milonga) e ci lasciamo andare; ci affidiamo al flusso della musica, della guida, della comunicazione che si instaura. Chiudiamo gli occhi e ci godiamo il momento, perché sappiamo che da lì a pochi minuti finirà, e che la strada che abbiamo davanti è potenzialmente meravigliosa. Nel tango come nella vita.


Photo credit: @7seth by Unplash


 
 
 

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