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Tanturi-Campos, la coppia "de oro" del tango

  • Calliope
  • Nov 7, 2020
  • 2 min read

Updated: Dec 14, 2021

Se è vero che il tango accompagna gli stati d’animo di chi lo balla, è altrettanto vero che veste come un guanto il timbro di voce di chi lo canta. E la voce di Enrique Campos (1913-1970), sotto la direzione di Ricardo Tanturi (1905-1973), sembra fare proprio questo: si veste di tango e malinconia, con la semplicità delle cose più umili.


Tanturi-Campos è una delle coppie vincenti nel mondo del tango; uno di quei sodalizi che hanno segnato la storia della musica, entrando a pieno diritto nel firmamento della cosiddetta “década de oro” (il tango argentino degli anni ‘40) e che riempie ancora oggi le piste da ballo nelle milonghe di tutto il mondo. Il periodo di collaborazione fra Ricardo Tanturi ed Enrique Campos durò dal 1943 al ‘46 e lasciò in eredità al mondo 51 brani di struggente bellezza.


Siamo nella Buenos Aires degli anni '40, fucina del tango, città fertile per orchestre, cantanti e poeti, che si ispirano alle storie di strada e cabaret per produrre testi indimenticabili, bagnati di lacrime e di sangue. Il tango piange l'amore - perduto o sognato - piange i torti e le sconfitte, piange il passato lontano.


Fra i grandi successi della coppia "de oro" degli anni '40 (fortunatamente il tango ce ne ha lasciate in eredità molte) c'è la canzone "En el salón", scritta da Anselmo Aieta (1896-1964) e Francisco García Jiménez (1899-1983), e registrata con la casa discografica RCA Victor nel 1944.


En el salón



È un inizio in grande stile quello che Ricardo Tanturi, “el caballero del tango” (Il gentiluomo del tango), propone alle orecchie del pubblico nei primi secondi della canzone: un’introduzione elegante, di classe, accompagnata da un raffinato fraseggio del piano che anticipa la voce del cantante.


Vamos morocha a bailar

este tango sin par

que rezonga en la orquesta


Andiamo morocha a ballare

questo tango senza eguali,

che singhiozza l’orchestra


La musica, nella sua interezza, dipinge una scena ben precisa: e ci sembra quasi di vederlo, nella penombra del salón (la sala da ballo), quell'uomo composto che si alza con disinvoltura, aggiustandosi il colletto, e che rivolge impercettibilmente lo sguardo verso colei che lo accompagnerà in pista.


Vamos a vestir de fiesta al corazón

que hasta la noche de hoy se presta


Vestiamo il cuore a festa

che oggi perfino la notte si presta


È un invito a celebrare la fugacità della vita - in un abbraccio carico di malinconia - quello che ci arriva dalla voce di Campos:


En el salón quedó mi juventud,

lejana juventud,

siguiendo huellas de tango

no me perdí ni una noche,

siempre bailando, bailando.


Nel salone è rimasta la mia gioventù,

lontana gioventù,

inseguendo le orme del tango

non mi sono mai perso una notte,

sempre ballando, ballando


I violini piangono e cullano la tristezza del cantante (e forse di chi balla), assecondati dall'accompagnamento del piano e del contrabbasso.


Cuántos recuerdos, mi amor,

vuelven a florecer

al bailar este tango.

Hoy que ya no soy tan ágil como ayer,

¿que haré por esconder los años?

Y hasta el final siguiendo ese compás,

más joven, mucho más seré bailando.

Vamos morocha que así,

con usted esta noche vuelvo a revivir


“Quanti ricordi, amore mio,

fioriscono di nuovo,

ballando questo tango.

Oggi, che non sono più così agile come ieri,

cosa farò per nascondere gli anni?

E seguendo questa melodia fino alla fine

più giovane, ancor più giovane sarò ballando.

Andiamo, morocha, che così

questa notte con voi rivivo di nuovo”

 
 
 

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