La prima volta alla milonga
- Calliope
- Jul 22, 2020
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Updated: Sep 28, 2020
La prima volta alla milonga - come tante prime volte - non si scorda mai. Così è per chi arriva timido, trasognato, pochi passi sulle gambe e molta voglia di abbracciare. È un’iniziazione, un rituale che si svela, porta d’ingresso a un mondo spesso occulto, nascosto, segreto, di pochi. La prima volta alla milonga si sta seduti e si osserva: si guarda con ammirazione chi si fionda in pista con la sicurezza dell’esperienza, con quell’eleganza innata che non si impara alle lezioni; e ci si imbeve delle emozioni altrui: la gioia, le insicurezze, le aspettative, il rammarico per un tacito rifiuto.

Non ci si cambia nemmeno le scarpe, la prima volta alla milonga. Meglio mettere in chiaro fin da subito: “Non guardate me. È ancora presto”. E così, senza tacchi e l’entusiasmo di un bambino, si osserva quel corteggiamento simbolico che prende forma, nasce e si dissolve in una manciata di minuti. Un’opera teatrale delle più autentiche, fine rappresentazione simbolica della vita.
La prima volta alla milonga può essere frustrante o elettrizzante: tutto dipende da come la si vuole affrontare. Ci mette di fronte senza filtri ai nostri limiti, alle nostre insicurezze, alla strada lunga e tortuosa che avremo davanti per arrivare anche noi, prima o poi, a volteggiare in pista con grazia e sicurezza.
E come spesso avviene, ci si rende conto, anni dopo, di quanto quelle coppie idealizzate, eccellenti agli occhi di un esordiente, non fossero altro che ballerini qualsiasi, a volte poco più che principianti, ma che si gustavano il sapore del ballo, le emozioni sincere di chi ha voglia di divertirsi. Suggerendo che spesso ciò che conta non è il livello di acrobazie che sai fare in pista, e nemmeno la quantità di passi che hai imparato a lezione, ma la capacità di gustarsi le emozioni, assaporando fino in fondo quell’attimo fugace racchiuso nella magia di un abbraccio e di una tanda.
Credit foto: Хуман Хуманаулт
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